C’era una volta, tra le antiche mura di San Benedetto dei Marsi, un draghetto color vinaccia che amava follemente il profumo della carta stampata. Si chiamava Sabino, portava un gilet elegante e degli occhiali d’oro che gli scivolavano sempre sul naso quando si concentrava troppo nei suoi libri.g nsr
Una sera, mentre il Caffè Letterario stava per chiudere e le luci si abbassavano, Sabino avvertì un leggero brivido sulle ali. Proveniva dall’angolo più profondo della biblioteca del locale. Lì, nascosto dietro una fila di vecchi volumi di storia abruzzese, c’era un antico mattone che sembrava brillare di luce propria.
Spinto dalla curiosità, il draghetto infilò la zampa nella fessura e tirò fuori una bellissima chiave d’oro antica, con inciso lo stesso monogramma del suo gilet. “Questa chiave apre sicuramente il portale di Santa Sabina!”, pensò ad alta voce.
Ma per scoprire cosa c’era oltre il portale, Sabino aveva bisogno di compagni d’avventura coraggiosi. Raccolse la chiave, si sistemò gli occhiali e decise che avrebbe aspettato i bambini del giorno dopo per svelare insieme a loro il mistero più grande del paese.